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Estero
Herz — Desk Internazionale · · Riassunto 30 s · Articolo 3 min
Quattro vescovi dei Piusbrüder, consacrati il 1º luglio 2026 a Écône, sono stati automaticamente scomunicati. La fraternità ha presentato un ricorso (Einspruch) presso il Vaticano, invocando il diritto di contestare un atto amministrativo ecclesiastico. Roma tuttavia ritiene questo ricorso senza speranze: la scomunica è il risultato di una pena automatica del diritto canonico, e papa Leone XIV aveva esplicitamente avvertito la fraternità delle conseguenze prima della cerimonia. Se il ricorso viene respinto, i Piusbrüder potrebbero in ultima istanza presentare ricorso alla Segnatura Apostolica, il più alto organo giudiziario della Chiesa cattolica.
Marc Hanappier, Michel Poinsinet de Sivry, Michael Goldade e Pascal Schreiber sono stati consacrati vescovi il 1º luglio 2026 in una cerimonia ad Écône, secondo quanto riporta il Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ). Questa consacrazione ha comportato la loro scomunica automatica.
I Piusbrüder hanno presentato un ricorso (Einspruch) presso il Vaticano. La fraternità invoca il diritto di qualsiasi persona danneggiata da un atto amministrativo ecclesiastico di richiederne la rettifica, in uno spirito di rispetto dell'autorità pontificia.
Roma ritiene questo ricorso privo di possibilità di successo. Il Vaticano esclude qualsiasi marcia indietro: da un lato perché la pena è automatica, dall'altro perché papa Leone XIV aveva esplicitamente avvertito la fraternità delle conseguenze prima della cerimonia.
La scomunica è la pena più grave del diritto canonico. La persona scomunicata rimane cattolica — il battesimo è irrevocabile — ma non può più ricevere i sacramenti né, se è prete, amministrarli.
Quando il Vaticano constata ufficialmente la scomunica, sacerdoti e fedeli sono esortati a impedire ai scomunicati di partecipare ai sacramenti.
Nel presente caso, si tratta di una pena automatica del diritto canonico — designata in tedesco con il termine Tatstrafe. Qualsiasi consacrazione episcopale senza autorizzazione pontificia scatena la sanzione di diritto. Il Vaticano non ha pronunciato la pena: ha semplicemente constatato che era avvenuta.
Questo meccanismo ha giocato in altri contesti. Nel 2002, sette donne ordinate sacerdotesse da un prete scomunicato su una barca sul Danubio, vicino ad Aschach (Austria), sono state anch'esse automaticamente scomunicate. Nel 1949, il papa Pio XII aveva applicato lo stesso principio ai cattolici che professavano o difendevano la dottrina comunista.
L'Einspruch è un prerequisito necessario per qualsiasi reclamo formale. Se il Vaticano lo respinge, i Piusbrüder potranno infine ricorrere alla Segnatura Apostolica a Roma, il più alto organo giudiziario della Chiesa cattolica.
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Il termine entro il quale il Vaticano risponderà all'Einspruch dei Piusbrüder non è specificato dalle fonti disponibili. Si ignora inoltre se la fraternità intende effettivamente ricorrere alla Segnatura Apostolica in caso di rifiuto, e in quali condizioni una riconciliazione potrebbe essere possibile.
Perché hanno consacrato quattro vescovi il 1º luglio 2026 a Écône senza l'autorizzazione del papa. Nel diritto canonico, questa azione comporta automaticamente la scomunica, senza una precedente decisione di Roma.
È una sanzione che si applica di diritto non appena l'atto vietato è commesso. Il Vaticano non pronuncia la pena: si limita a constatare che è avvenuta.
No. Roma considera questo ricorso senza speranze, poiché papa Leone XIV aveva esplicitamente avvertito la fraternità delle conseguenze prima della cerimonia del 1º luglio 2026.
I Piusbrüder potranno allora ricorrere alla Segnatura Apostolica a Roma, il più alto organo giudiziario della Chiesa cattolica, in ultima istanza.
Sì. Nel 1988, i vescovi della fraternità erano già stati scomunicati. Benedetto XVI revocò questa sanzione nel 2009, ossia 21 anni dopo, a seguito di rassicurazioni sul riconoscimento dell'autorità pontificia.