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Svizzera
Herz — Desk Svizzera · · Riassunto 30 s · Articolo 3 min
Il Consiglio federale ha lanciato l’11 agosto 2026 la campagna contro l’iniziativa popolare «Per un’alimentazione sicura», in votazione il 27 settembre 2026. Il testo chiede che la Svizzera raggiunga entro dieci anni un tasso di autosufficienza alimentare di almeno il 70%, soprattutto aumentando la produzione di alimenti vegetali. Oggi il tasso è di circa il 45%. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin avverte delle conseguenze sul consumo di carne e uova, sugli investimenti agricoli e sulle finanze federali. Il governo propone invece la Politica agricola 2030, che punta al 50%.
L’11 agosto 2026 il Consiglio federale ha lanciato ufficialmente la campagna contro l’iniziativa popolare «Per un’alimentazione sicura», secondo Le Temps. La conferenza stampa è stata tenuta da Guy Parmelin, presidente della Confederazione e capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca.
L’iniziativa, il cui titolo completo è «Per un’alimentazione sicura – grazie al rafforzamento di una produzione indigena sostenibile, a più derrate alimentari di origine vegetale e ad acqua potabile pulita», sarà sottoposta al voto il 27 settembre 2026.
Il testo chiede che la Svizzera raggiunga entro dieci anni un tasso di autosufficienza alimentare di almeno il 70%. Questo indicatore misura il rapporto tra la produzione alimentare nazionale e il consumo interno complessivo. L’obiettivo dovrebbe essere raggiunto soprattutto aumentando la coltivazione di alimenti di origine vegetale.
Attualmente il tasso svizzero è di circa il 45%. La Politica agricola 2030, il quadro strategico federale ancora in preparazione, punta al 50%.
Secondo il Consiglio federale, l’accettazione dell’iniziativa comporterebbe una forte riduzione del consumo di carne e uova. Le autorità sarebbero inoltre costrette a intervenire in modo massiccio nelle scelte alimentari dei consumatori, una misura che il governo considera «né auspicabile né tantomeno proporzionata».
Le illustrazioni di questo articolo sono generate dall'intelligenza artificiale.
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né auspicabile né tantomeno proporzionata
— Consiglio federale, sull’intervento pubblico nelle scelte alimentari, conferenza stampa dell’11 agosto 2026
Anche il termine di dieci anni è contestato. Alcuni investimenti agricoli richiedono dai 20 ai 30 anni per essere ammortizzati. Secondo Parmelin, una trasformazione così rapida li renderebbe obsoleti prima del loro ammortamento e imporrebbe importanti costi di sostegno alle finanze federali.
Parmelin segnala inoltre che un tasso del 70% potrebbe produrre un effetto contrario a quello auspicato. Se l’offerta interna di carne diventasse insufficiente, chi vive nelle regioni di confine potrebbe acquistare all’estero: uno scenario che il presidente della Confederazione definisce un «autogol» per i promotori.
Parmelin difende anche il mantenimento dell’allevamento di ruminanti. A suo giudizio, questi animali consentono di valorizzare meglio colline e alpeggi, mentre il passaggio verso un minor consumo di prodotti animali sarebbe già in corso in modo naturale.
Il Consiglio federale presenta la Politica agricola 2030 come un’alternativa più graduale e realistica. Il quadro, ancora in preparazione, riguarda l’intera filiera alimentare: produzione, trasformazione, distribuzione e consumatori. Non costituisce tuttavia un controprogetto formale all’iniziativa.
Christian Hofer, direttore dell’Ufficio federale dell’agricoltura, il centro di competenza della Confederazione per il settore agricolo, ha precisato che il Parlamento ha imposto di integrare nella Politica agricola 2030 la protezione dell’ambiente, la biodiversità e gli aspetti sociali.
Chiede che la Svizzera porti il tasso di autosufficienza alimentare ad almeno il 70% entro dieci anni, soprattutto aumentando la produzione di alimenti di origine vegetale e garantendo acqua potabile pulita.
È di circa il 45%. La Politica agricola 2030 punta al 50%, contro il 70% richiesto dall’iniziativa.
È un quadro strategico federale ancora in preparazione che copre l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo. Il Parlamento ha imposto di integrarvi la protezione dell’ambiente, la biodiversità e gli aspetti sociali. Non è un controprogetto formale all’iniziativa.
La votazione popolare si terrà il 27 settembre 2026.