
…
…
Estero
Herz — Desk Internazionale · · Riassunto 30 s · Articolo 4 min
Il Parlamento italiano ha approvato, il 15 luglio 2026, la legge « Liberi di Scegliere » (Liberi di scegliere). Questo testo offre ai minori di 25 anni e ai prossimi parenti dei capi mafiosi una nuova identità, una nuova abitazione e una nuova scuola per staccarsi dal crimine organizzato. Circa 400 bambini dovrebbero iscriversi al programma ogni anno. La legge si ispira a un programma di prova sperimentale creato nel 2011 dal magistrato Roberto Di Bella a Reggio Calabria, inizialmente destinato alle famiglie della 'Ndrangheta, l'organizzazione mafiosa calabrese.
Il Parlamento italiano ha approvato in seduta finale al Senato, il 15 luglio 2026, la legge « Liberi di Scegliere » (Liberi di scegliere), secondo The Guardian. Questo testo offre ai minori di 25 anni e ai prossimi parenti dei capi mafiosi una nuova identità, una nuova abitazione in un'altra città e una nuova scuola.
La legge dà priorità al mantenimento della madre e del figlio insieme, a condizione che la madre accetti di interrompere i legami con la mafia. Le famiglie vengono trasferite in un luogo protetto, al di fuori della loro regione d'origine.
Se la madre rimane coinvolta nel clan, i bambini vengono collocati in famiglie affidatarie autorizzate o strutture protette.
Oggi il Parlamento traduce in legge un sogno che sembrava impossibile da anni.
— Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare antimafia italiana
La legge mira principalmente alle famiglie della 'Ndrangheta — organizzazione mafiosa originaria della Calabria, nel sud dell'Italia, considerata una delle più potenti al mondo. La sua struttura si basa su legami familiari ristretti e una logica di successione ereditaria: il figlio di un boss è tradizionalmente destinato a riprendere le funzioni di suo padre.
Questa struttura clanica la rende particolarmente resistente al sistema dei « collaboratori di giustizia » — termine che designa i membri della mafia che accettano di collaborare con la giustizia in cambio di protezione e riduzioni di pena. Il tradimento è culturalmente e fisicamente molto rischioso, il che rende l'organizzazione difficile da infiltrare.
L'origine di questa legge risale al 2011. Roberto Di Bella, nominato presidente del tribunale per i minori di Reggio Calabria, aveva creato un programma di prova omonimo che permetteva alle autorità giudiziarie di ritirare i bambini dalle famiglie 'Ndrangheta più pericolose e di trasferirli fino alla maggiore età. Educatori, assistenti sociali e psicologi accompagnavano i giovani.
Madri provenienti da famiglie della 'Ndrangheta — incluse mogli di potenti capi clan — avevano segretamente richiesto a Di Bella di allontanare i loro figli dalla Calabria. Temevano che potessero essere assassinati o in prigione.
Ancora nessun commento. Sii il primo a reagire.
Luigi Ciotti, sacerdote e attivista antimafia, e Salvatore Vella, procuratore capo a Gela (Sicilia), hanno accolto l'approvazione della legge.
Enorme gioia per una legge che protegge coloro che lasciano ambienti mafiosi.
— Luigi Ciotti, sacerdote e attivista antimafia
Salvatore Vella ha ritenuto che la legge riconosca che sconfiggere la mafia non è solo una questione di polizia, ma anche di cultura e ambiente sociale.
Le informazioni disponibili non specificano le modalità concrete di identificazione delle famiglie idonee, né le risorse finanziarie stanziate per il programma.
Non è inoltre indicato se la legge si estende alle famiglie della Camorra — organizzazione mafiosa insediata a Napoli e in Campania — o di Cosa Nostra — la mafia siciliana — oppure se il suo ambito di applicazione mira tutti i gruppi criminali italiani.
I minori di 25 anni e i prossimi parenti dei capi mafiosi che desiderano staccarsi dal crimine organizzato, secondo la legge approvata il 15 luglio 2026.
Una nuova identità, una nuova abitazione in un'altra città e una nuova scuola, per consentire una rottura totale dall'ambiente criminale d'origine.
I bambini vengono collocati in famiglie affidatarie autorizzate o strutture protette. La priorità rimane mantenere madre e figlio insieme, a condizione che la madre tagli i legami con il clan.
Circa 400 bambini provenienti da famiglie mafiose dovrebbero integrarsi nel programma annualmente, secondo Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare antimafia.
Si ispira a un programma di prova lanciato nel 2011 dal magistrato Roberto Di Bella al tribunale per i minori di Reggio Calabria, destinato inizialmente alle famiglie della 'Ndrangheta.