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Estero
Herz — Desk Internazionale · · Riassunto 30 s · Articolo 2 min
Amnesty International denuncia un’«escalation nel ricorso alla pena di morte» in Iran dopo l’esecuzione pubblica di due uomini a Malekshahr, nella provincia centrale di Esfahan. Secondo l’organizzazione, almeno altre 60 persone rischiano attualmente la pena capitale; molte sono perseguite per avere partecipato alle proteste antigovernative iniziate a dicembre. I due condannati erano accusati di aver preso parte alle manifestazioni e, secondo la magistratura iraniana, di aver attaccato e «dato alle fiamme» alcuni agenti di polizia in gennaio. Dati iraniani riferiscono di migliaia di morti durante le proteste, ma il governo nega ogni responsabilità.
Amnesty International denuncia un’«escalation nel ricorso alla pena di morte» in Iran dopo l’esecuzione di due uomini. Secondo l’organizzazione, le esecuzioni vengono utilizzate per reprimere il dissenso.
Almeno altre 60 persone rischiano attualmente la pena capitale. Molte sono perseguite per avere partecipato alle proteste antigovernative dell’inverno.
Secondo un’agenzia di stampa iraniana, i due condannati sono stati impiccati pubblicamente in una piazza di Malekshahr, nella provincia centrale di Esfahan.
I due uomini erano stati condannati per la loro partecipazione alle proteste. La magistratura iraniana sostiene che in gennaio abbiano attaccato alcuni agenti di polizia e li abbiano «dati alle fiamme».
Dati iraniani riferiscono di migliaia di morti durante le proteste. Il governo iraniano nega di essere responsabile dei decessi.
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Le informazioni disponibili non precisano l’identità dei due uomini né la data esatta della loro esecuzione.
Il nome dell’agenzia iraniana che ha riferito delle impiccagioni non è riportato qui, perché la definizione verificata fornita riguarda un soggetto diverso.
Non è indicato il numero esatto delle persone minacciate di esecuzione oltre la soglia minima di 60.
Secondo Amnesty International, almeno 60 persone rischiano attualmente la pena capitale.
Erano stati condannati per la partecipazione alle proteste e per fatti che la magistratura iraniana attribuisce loro nel mese di gennaio.
I due uomini sono stati impiccati pubblicamente a Malekshahr, nella provincia centrale di Esfahan.
Sono iniziate a dicembre e hanno raggiunto il culmine l’8 e il 9 gennaio.