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Tecnologia & Scienza
Desk Tecnologia & Scienza · · Riassunto 30 s · Articolo 3 min
Uno studio qualitativo dell'Università del Michigan, pubblicato nel Journal of Research on Adolescence – una rivista scientifica trimestrale specializzata sullo sviluppo adolescenziale – esamina come evolvono le conversazioni tra madri e figlie nere durante la pubertà. Per queste giovani donne, la pubertà rappresenta una doppia transizione: biologica e identitaria. Le madri aiutano le loro figlie a nominare e interpretare i cambiamenti corporei, le aspettative di genere e i messaggi razzializzati. Rona Carter, professoressa associata di psicologia presso l'Università del Michigan, è la ricercatrice principale dello studio.
Un team dell'Università del Michigan ha pubblicato uno studio qualitativo nel Journal of Research on Adolescence – rivista accademica trimestrale fondata nel 1991, edita da Wiley-Blackwell per la Society for Research on Adolescence e specializzata nella ricerca sullo sviluppo adolescenziale (DOI: 10.1111/jora.70226). La ricercatrice principale è Rona Carter, professoressa associata di psicologia.
Lo studio esamina diadi madre-figlia nere – coppie, nel senso di entità a due elementi. Ha una natura qualitativa e non stabilisce alcun confronto diretto con altri gruppi razziali o strutture familiari.
Primo risultato: per le ragazze nere, la pubertà non è solo una transizione biologica ma anche identitaria. Le conversazioni con la madre diventano uno spazio per dare significato ai cambiamenti corporei, al genere, alla razza, all'etnicità e alle aspettative sociali.
Secondo risultato: le madri praticano uno "scaffolding" (supporto strutturato), ossia aiutano le loro figlie a nominare, interpretare e organizzare le loro esperienze di fronte ai cambiamenti corporei, alle aspettative di genere, ai messaggi razzializzati e al confronto sociale.
Terzo risultato: all'inizio della pubertà, le madri svolgono un ruolo più direttivo. Verso la fine della pubertà, le ragazze affermano sempre più le loro proprie interpretazioni, indicando uno spostamento verso una negoziazione identitaria più attiva.
La pubertà può intensificare le conversazioni sull'identità per le ragazze nere, con le madri che aiutano le loro figlie a comprendere il significato del genere, della razza, dell'etnicità e dei cambiamenti corporei.
— Rona Carter, professoressa associata di psicologia, Università del Michigan
Quarto risultato: i disaccordi tra madri e figlie non sono semplici problemi di comunicazione. Lo studio li analizza come momenti in cui entrambe le parti negoziano, rivisitano e riparano insieme i significati identitari, contribuendo così a uno sviluppo identitario sano.
Lo studio si limita alle coppie madre-figlia nere; i suoi risultati non possono essere generalizzati ad altri gruppi razziali, strutture familiari o contesti culturali. La natura qualitativa della ricerca limita anche la sua portata statistica. Inoltre, il termine "scaffolding" è qui utilizzato nel senso della psicologia dello sviluppo; nessuna definizione verificata che coprisse questo uso specifico era disponibile.
Le illustrazioni di questo articolo sono generate dall'intelligenza artificiale.
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È una rivista scientifica trimestrale fondata nel 1991 e edita da Wiley-Blackwell per la Society for Research on Adolescence. Pubblica ricerche quantitative e qualitatives sullo sviluppo cognitivo, fisico, emotivo e sociale degli adolescenti.
Lo studio adotta un approccio qualitativo mirato per esaminare le dinamiche specifiche di questi binomi. I ricercatori precisano che i risultati non devono essere interpretati come un confronto con altri gruppi razziali o strutture familiari.
All'inizio della pubertà, la madre svolge un ruolo più direttivo. Verso la fine della pubertà, la ragazza afferma sempre più le sue proprie interpretazioni e la relazione si evolve verso una negoziazione più attiva tra i due.
Secondo lo studio, no. I disaccordi sono momenti in cui entrambe le parti negoziano, rivisitano e riparano insieme i significati identitari, il che contribuisce a uno sviluppo identitario sano.